Del dolore pelvico si parla ancora poco.
E quando finalmente se ne parla, spesso lo si fa con l'aspettativa di trovare rapidamente una soluzione.
Una diagnosi, un trattamento, un esercizio, qualcosa che permetta di tornare alla normalità il prima possibile.
Ma il dolore non sempre segue questi tempi.
Il silenzio
Il dolore pelvico può riguardare aspetti molto intimi della vita: la sessualità, la minzione, l'intestino, lo sport, il modo di stare seduti o di muoversi.
Per questo può essere difficile raccontarlo.
A volte si tende a minimizzarlo, ad aspettare che passi o a pensare che sia qualcosa di cui non vale la pena parlare.
E più a lungo se ne rimane in silenzio, più può diventare difficile capire cosa sta succedendo e chiedere aiuto.
La fretta di stare meglio
Dall'altra parte c'è la fretta.
Quando il dolore limita ciò che facciamo, è comprensibile voler tornare rapidamente alla propria vita.
Ma recuperare non significa necessariamente eliminare subito ogni sensazione dolorosa.
A volte il primo passo è tornare a fare qualcosa che avevamo smesso di fare, anche se il dolore non è ancora completamente scomparso.
Questo non significa ignorare il dolore.
Significa non permettere che diventi l'unico criterio con cui decidiamo cosa possiamo o non possiamo fare.
Tornare a ciò che conta
La riabilitazione può essere anche questo: trovare un modo per tornare gradualmente alle attività che hanno valore per noi.
Muoversi.
Fare sport.
Vivere la propria sessualità.
Uscire.
Stare con gli altri.
Non aspettare necessariamente che il dolore sia completamente sparito per ricominciare a vivere.
Perché l'obiettivo della riabilitazione non è soltanto avere meno dolore. È anche avere più possibilità.
